Per capire davvero il concetto di “tempo cilentano” bisogna venire da Angiolina, nel suo giardino sul mare.

Rinaldo Merola

Qui, dopo aver oltrepassato montagne e percorso strade non proprio agevoli, è necessario abbandonare l’orologio e lasciarsi tutto alle spalle, accomodarsi e farsi guidare dalla voce di Rinaldo, figlio di Angiolina, colei che fondò nel 1958 questo piccolo locale durante i lavori per il raddoppio della rete ferroviaria e custode oggi di una cucina baciata dalla tradizione e  dal mare.

Sì perché qui il mare, anche se nascosto dai fiori delle piante del profumato giardino, è proprio alle vostre spalle e vi inebria con il suo odore come vi inebria il profumo dei piatti, trait d’union fra memoria storica e prelibatezze del territorio.

Protagonista assoluto della proposta gastronomica è il pesce appena pescato con particolare attenzione per le alici di menaica, dalla carne bianca tendente al rosa, prese ancora alla maniera antica, con le menaiche appunto, con un rito praticato, ormai, solo da una piccola flotta di gozzi di Marina di Pisciotta che risale all’epoca classica e che si è mantenuto inalterato nei secoli.

Due i menu presenti in carta, quello tradizionale caratterizzato dalla presenza delle già citare alici e uno dettato dalle “suggestioni” del giorno che unisce ai prodotti del territorio pesce e verdure di stagione. Buoni anche i dolci, ovviamente fatti in casa. Giusta attenzione anche per la Carta dei vini, sia per le referenze elencate sia per gli onesti ricarichi.

(da Gambero Rosso, tre gamberi 2013:
le trattorie che valorizzano la più autentica tradizione italiana)